LE
CHIAVI DELLA MALATTIA
Con
ocasión de la traducción del Tratado Teórico-Práctico de Anatheóresis
al idioma italiano es Baldo Lami quien acude virtualmente a este
Ágora con su opinión en torno al libro.
Debemos indicar antes que Baldo Lami es Doctor en Psicología con
formación psicoanalítica y en psicoterapia, así como fundador
en 1992 del Observatorio Psicoanalítico para el Estudio de los
Eventos Traumáticos. Es también eventual colaborador en las más
prestigiosas revistas médicas. Básicamente ejerce actualmente
en Milán como consejero científico de una editorial especializada
en publicaciones psicoanalíticas.
A continuación damos su comentario al libro. Como puede verse
transcribimos el texto en su italiano original. Consideramos que
es un texto fácil de entenderse.
Ho
letto Le chiavi della malattia. Trattato teorico-pratico di
anateoresi, di Joaquín Grau (un autore che proviene dal settore
della ricerca parapsicologica, molto informato quindi sui processi
mentali sincronici, subliminali e della percezione extrasensoriale),
con lo stesso piacere di quando leggo un racconto di fantasia,
che è tutto dire per un trattato, in genere molto noioso; appena
superato, però, il disagio iniziale delle numerose sigle che intercalano
il discorso a ogni piè sospinto. Provvidenziale a questo proposito
il segnalibro con l'indice spiegato di tutte le sigle utilizzate.
Ultimamente
mi sto dedicando alla ricerca di quegli autori che cercano di
illuminare il mistero della genesi delle malattie umane da prospettive
diverse, sia da quella della scienza medica ufficiale, ancora
fortemente impregnata della separazione cartesiana mente-corpo,
sia da quella della cosiddetta medicina alternativa, che comporta
tempi rieducativi molto lunghi. Diversa anche, pur se in qualche
aspetto consonante, da quella di quel settore della psicologia
del profondo nota col nome di psicosomatica, cui appartengo, che
questa separazione cerca di abbattere, avendo chiaro in mente
che l'essere non può che essere uno in tutte le sue manifestazioni.
Il mistero
di questa genesi è infatti nascosto nel mistero più grande della
vita di cui la malattia costituisce il segno e insieme il simbolo
perturbatore. Malattia dal latino malum, avverso, in questo
caso al bene dell'essere, cioè al benessere. Ma, e qui è il punto,
è la malattia stessa la causa del malessere, che sarebbe come
dire che la malattia è causa di se stessa, come pensa la medicina
convenzionale con una palese tautologia, o la malattia interviene
con una evidente finalità "riparativa" su un avverso, un malessere,
che si è posto anteriormente alla malattia? Discorso, questo,
che vale ovviamente sia per le malattie psichiche, per cui sembra
più comprensibile, ma anche per le malattie fisiche, organiche.
E dove può collocarsi questo misterioso malum che si cela
nel mistero più grande della vita se non nella stessa matrice
della vita rappresentata dal grembo materno, in cui il nuovo individuo
sperimenta la sua nascita come un "morire alla vita"?
È questa
la tesi dell'autore che si rivela nello stesso nome dato alla
sua terapia: "anateroresi", che vuol dire tornare a rivivere il
passato, persino, in questo caso, quello più remoto costituito
dal vissuto intrauterino, dove inevitabilmente si annidano gli
impatti analogici traumatici (IAT), i cui cumuli (CAT), formatosi
nel corso di tutto lo sviluppo pre e post-natale, sono forieri
di tutte le malattie che minacciano la nostra salute psicofisica.
Questa
"riesumazione" terapeutica viene ottenuta attraverso un transfert
contemplativo realizzato con una particolare forma di induzione
ipnotica regressiva a onde theta, caratteristiche ad esempio anche
dello stato ipnagogico legato all'emisfero destro, un particolare
stato di coscienza caratterizzato da alta emotività e creatività.
Joaquín Grau tiene giustamente a distinguersi dall'ipnoterapeuta
a induzione regressiva profonda, tecnica utilizzata all'inizio
e presto abbandonata dallo stesso Freud, perché restando il paziente
in stato di completa o relativa incoscienza, cioè di impossibilità
elaborativa, presentava risultati effimeri al di là dell'effetto
sensazionalistico del momento dovuto all'abreazione della carica
istintuale rimossa; per non parlare delle regressioni alle cosiddette
vite precedenti, che l'autore però utilizza esclusivamente come
test proiettivo riguardo le vicende della vita di qua.
Per questo
l'autore, pur criticando il paradigma scientifico attuale cerca
di ancorare la sua visione ai risultati più consolidati delle
scoperte scientifiche in materia di cervello, soprattutto per
quanto riguarda le funzioni emisferiche e le onde cerebrali. Il
risultato è una semplice, e per questo geniale, teoria sul funzionamento
della mente e quindi sulle possibilità che da questa ne derivano
di curare i suoi mali (corpo compreso), traslando, quasi per forza
di cose, a visione globale dell'uomo e della vita.
Ma cercare
la causa del male attuale risalendo indietro nel tempo fino alle
più remote origini non è una novità, perché ha costellato tutto
lo sviluppo della psicoanalisi fin dai suoi esordi, questo Grau
lo sa bene, ma sa che in questo suo movimento anateoretico la
stessa psicoanalisi non ha mai oltrepassato la soglia del "trauma
della nascita", anche se non in senso assoluto, diversi suoi anche
illustri autori lo hanno fatto e hanno indicato come l'epopea
uterina sia ben lungi dall'essere considerata quell'eden di pace
e amore come siamo stati abituati a credere: diversi eventi luttuosi,
guerre, catastrofi piccole e grandi, reali o immaginarie, lo costellano,
minacciando il futuro figlio dell'uomo.
Ma queste
voci, oltre a restare singolari, non si sono mai spinte a tirarne
le conclusioni, come coraggiosamente ha fatto il nostro autore
con una sintesi originale che fonda il rapporto mente-corpo nella
matrice materno-uterina, dove si manifesta quella sottile percezione
dell'essere in statu nascendi, tipica di uno stato di coscienza
globale e sovrasensibile, che la coscienza focale e parcellizzata
della "cultura beta" dominante finisce poi per stigmatizzare e
finalizzare nell'inconscio psichico e corporeo più profondo come
"biografia occulta".
Il testo
è corredato dalla fedele e meticolosa trascrizione di 49 sedute
anateoretiche, in cui il paziente è condotto alla rievocazione
dell'evento traumatico centrale vissuto a livello intrauterino,
non attraverso il ricordo, ma attraverso un vivenciar, termine
che ritengo una delle più belle invenzioni dell'autore, che vuol
dire rivivere il fatto concreto, l'impatto, in tutta la sua potenza
emozionale, e che non ha niente a che vedere con l'immaginazione
eidetica, nota per lo più come memoria fotografica comune nei
bambini e negli adolescenti.
"Questi
cumuli analogici traumatici - dice l'autore - vanno a configurarsi
in una topografia di vette ascendenti, che salgono in cerca di
un cielo dove esplodere". La terapeutica anateoretica, che nonostante
le somiglianze differisce anche dalla tecnica dei "sogni da svegli
guidati" di Robert Desoille, si pone allora come "cielo" in cui
gli stessi cumuli sanno di poter esplodere non distruttivamente
ma creativamente, con una liberazione dalla loro imperiosità patologica.
Al di
fuori di ogni intento di ordine ideologico o religioso, estraneo
all'autore, sono infine da segnalare tra le pagine più belle del
libro quelle che si riferiscono alla difesa appassionata, strenua
e serrata dei diritti fondamentali del feto, riconosciuto nel
suo statuto di soggetto ontologicamente umano fin dal suo esordio
sulla scena del mondo, contro tutti i potenti della terra, genitori
in primis! L'esperienza psichico-aurorale, come descritta da Joaquín
Grau, ci parla già di un'anima che preesiste alla sua esperienza
di "fare anima".
Recensione di Baldo Lami
(psicologo, psicoterapeuta e psicosomatologo).